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I gatti di Alfama: origine e curiosità sui felini che animano i vicoli della città vecchia

📅 16 Agosto 2026✍️ di Livia Pagliarini⏱️ 6 min di lettura

Quando visiti Alfama per la prima volta, non sono i monumenti storici a colpirti subito. Sono loro: i gatti. Decine di felini che bivaccano sui gradini delle viuzze medievali, si allungano al sole dei balconi affacciati sul Tejo, inseguono sparuti topi tra le pietre centenarie. Se stai pensando di esplorare questo quartiere di Lisbona, devi sapere che i gatti non sono un’attrazione turistica casuale, ma parte autentica della trama sociale del posto. Questi animali raccontano storie di sopravvivenza, di adattamento urbano, di una convivenza che in Portogallo ha radici molto profonde. Capire da dove vengono, come vi hanno preso piede e perché sono così numerosi ti aiuterà a leggere Alfama con occhi diversi.

Come è cominciato: i gatti tra navigazioni e povertà medievale

Alfama è il quartiere più antico di Lisbona, fondato intorno al VII secolo dai Mori. Le sue vie strette e intricate nascono dall’esigenza difensiva medievale: più caos visivo, meno accesso per gli invasori. In questo contesto urbano densissimo, i gatti trovarono condizioni ideali per proliferare. Non arrivarono per caso.

Durante l’epoca delle grandi navigazioni portoghesi, tra il XV e il XVI secolo, le navi che ritornavano dalle Indie portavano merci pregiate ma anche ospiti indesiderati: i topi. Per proteggere i granai e le provviste, i marinai sbarcavano i gatti sulle banchine. Alfama, essendo il porto naturale di Lisbona, divenne una zona strategica per questi felini. Nel corso dei secoli, quella che era una soluzione pratica si trasformò in una convivenza radicata. I gatti trovarono negli stretti vicoli medievali e nei numerosi magazzini portuali un ecosistema perfetto: cibo abbondante, nascondigli sicuri, una popolazione umana distratta dalle proprie necessità di sopravvivenza.

La povertà storica di Alfama nei secoli successivi consolidò questa relazione. Le famiglie che vivevano nei bassi non potevano permettersi cibo per animali domestici, ma tolleravano i gatti perché li proteggevano dagli infestanti. Una simbiosi non dichiarata ma profondissima.

La geografia felina di Alfama: dove trovarli e come riconoscere le colonie

Se decidi di passeggiare per Alfama, dovresti sapere che i gatti non sono distribuiti a caso. Hanno occupato zone specifiche che corrispondono a fonti di cibo, acqua e rifugio. La Travessa da Espera, la Rua da Regueira, gli scalini intorno alla Cattedrale: questi sono epicentri della popolazione felina.

Le colonie sono riconoscibili da segnali precisi. Troverai sempre un “gatto alfa”, il maschio dominante che controlla il territorio. Gli altri membri della comunità occupano ruoli ben definiti: le femmine che allevano i cuccioli, gli adolescenti che imparano a cacciare, i vecchi che riposano nei posti migliori. Se osservi attentamente, noterai che i gatti mantengono distanze sociali precise, che si muovono seguendo sentieri abituali, che sanno esattamente quale abitante del quartiere darà loro cibo.

La maggior parte sono meticci, frutto di incroci casuali generazioni dopo generazioni. Hanno mantelli vari, orecchie a V ripiegate dal freddo e dai combattimenti, occhi che riflettono una saggezza acquisita alla scuola della strada. I pochi gatti registrati presso le organizzazioni di protezione animale hanno il margine dell’orecchio destro tagliato: segno di sterilizzazione e controllo della popolazione.

Il ruolo degli attivisti e il contrasto tra tradizione e modernità

Negli ultimi quindici anni, Alfama si è trovata al centro di un dibattito che esemplifica il conflitto tra Diritti degli animali e conservazione culturale. Associazioni portoghesi dedicate al benessere felino hanno iniziato programmi di sterilizzazione sistematica, per controllare la proliferazione senza eliminare gli animali.

Questo ha creato tensioni interessanti. Gli abitanti storici di Alfama, quelli che vivono lì da generazioni, vedono i gatti come parte dell’ecosistema naturale del quartiere. Per loro, un gatto che soffre di fame o malattia è una questione comunitaria, affrontata con le risorse disponibili, non un problema da delegare alle autorità. Gli attivisti urbani e i turisti, invece, portano con sé una visione più compassionevole e strutturata dell’assistenza animale.

Così oggi in Alfama coesistono due approcci: signore anziane che escono di casa con piattini di riso e sardine per i “loro” gatti, e volontari di ONG che posizionano trappole per sterilizzare gli animali. Entrambi credono di fare la cosa giusta. Entrambi hanno ragione, parzialmente.

Se sei residente, dovresti sapere che nutrire i gatti randagi crea aspettative e dipendenza. Se sei turista, non dovresti avvicinarti a cucciolate particolarmente giovani: la madre potrebbe percepire il tuo avvicinamento come una minaccia. Se vivi a poca distanza, capirai che i gatti notturni in calore producono vocalizzi impressionanti, ma rappresentano comunque un equilibrio ecologico che esiste da secoli.

Cosa puoi fare se visiti Alfama: guida pratica

Arrivato al punto decisionale, ecco i criteri di scelta per comportarti consapevolmente. Primo: osserva prima di agire. Non tutti i gatti desiderano contatto umano. Quelli che si avvicinano spontaneamente cercano cibo o ratti da cacciare insieme. Quelli che corrono quando ti avvicini hanno imparato che gli umani sono impredibili.

Secondo criterio: se vuoi dare cibo, scegli opzioni proteiniche semplici – sardine fresche, pollo bollito – non il pane o i cracker. Molti turisti commettono l’errore di offrire avanzi di pastel de nata: i gatti li rifiutano perché il loro sistema digestivo non tollera lo zucchero.

Terzo: fotografa pure, ma rispetta la distanza. I gatti di Alfama sono abituati agli umani, non alle staffilate di flash e agli smartphone mossi a un centimetro dal loro naso. Se sei fotografo, usa zoom e velocità di scatto lenta.

Quarto criterio, il più importante: ricorda che questi gatti non sono domestici, non sono tuoi, non dipendono dal tuo affetto. La loro dignità consiste nella capacità di sopravvivere senza di te. Se vuoi aiutarli veramente, dona alle associazioni locali di protezione animale, non improvvisare assistenza sentimentale.

Errori comuni che i visitatori commettono

Il primo errore è umanizzare eccessivamente i gatti di Alfama. Non sono i gatti casa vostra di Milano o Lisbona urbana. Sono sopravvissuti a malattie parassitarie, avvelenamenti, competizione per risorse scarse. Sono duri, intelligenti, territoriali.

Il secondo errore è il rumore. Se scatti foto e gridi “miao, miao”, i gatti si allontaneranno. Il silenzio, la pazienza, l’immobilità: questi sono i tuoi alleati.

Il terzo errore è cercare di giocare come se fossero cuccioli. I graffi di un gatto di strada, infettati dalla sporcizia del porto, possono causare infezioni serie. Rispetta i confini.

Checklist per visitare Alfama consapevolmente

  • Osserva il comportamento del gatto prima di avvicinarti
  • Porta con te sardine fresche o pollo bollito se vuoi nutrirli
  • Mantieni almeno un metro di distanza durante fotografie
  • Evita le ore più calde (13-17) quando i gatti riposano
  • Consulta le mappe delle colonie presso associazioni locali
  • Dona a organizzazioni di protezione animale riconosciute
  • Segnala gatti feriti o molto malati ai volontari locali
  • Accetta che non tutti i gatti vorranno interagire con te

Se sei al posto tuo, sceglierò di visitare Alfama con curiosità e umiltà. I gatti non sono un’attrazione, ma testimoni di una storia urbana straordinaria. Trattarli come tali significa rispettare sia loro che il quartiere che li ospita.

Livia Pagliarini

Dopo aver affittato una stanza a Coimbra per completare una ricerca sulle filastrocche portoghesi, Livia ha raccolto decine di testimonianze sulle feste tradizionali studentesche e le usanze popolari. I suoi articoli raccontano la vita quotidiana delle cittadine portoghesi meno conosciute.