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Chi era Fernão Mendes Pinto e perché Lisbona ne racconta ancora le avventure: spunti per una passeggiata insolita

📅 15 Agosto 2026✍️ di Chiara Ferretti⏱️ 3 min di lettura

Un avventuriero dimenticato che Lisbona non dimentica

Fernão Mendes Pinto fu un navigatore, scrittore e avventuriero portoghese del XVI secolo le cui peregrinazioni attraverso Asia e Africa rimangono ancora oggi il filo narrativo della Lisbona storica. La sua opera magna, “Peregrinazione”, racconta quattro decenni di viaggi pieni di naufragi, prigionie e scoperte. È una figura controversa: alcuni lo celebrano come esploratore geniale, altri come narratore di storie improbabili. Lisbona sceglie di omaggiarlo con tracce concrete e leggende ancora vive.

L’uomo che ha attraversato tre continenti senza una mappa sicura

Nato intorno al 1510, Pinto partì dal Tejo per non tornare per quarant’anni. Visitò il Marocco, l’Egitto, l’India, la Malesia, il Siam, la Cina e il Giappone. Non era un accademico: era mercante, soldato, spia occasionale. Le sue memorie documentano incontri con [[La Rotta della Seta|imperatori, mogli di sultani, pirati che controllavano i traffici dell’Oceano Indiano.

Quello che affascina non è solo la distanza percorsa, ma il tono con cui la racconta: senza grandilocquenza, con il pragmatismo di chi ha visto cose che l’Europa faticava a credere. I naufragi si susseguono. Le fugghe pure. C’è una naturalezza nel descrivere l’insperato che ancora oggi rende la “Peregrinazione” affascinante nonostante le sue contraddizioni storiche.

Dove Lisbona mantiene viva la memoria di Pinto

La città non ha eretto monumenti grandiosi. Ha fatto qualcosa di più lisboeta: ha tessuto il suo nome nelle strade, nei quartieri, nei racconti che gli anziani fanno ai turisti durante i passeggiate nel Bairro Alto.

Il monumento a Pinto si trova nella Praça do Comércio, di fronte al Tejo da cui partì. È sobrio, quasi sfuggente rispetto alla maestosità della piazza. Ma è lì, con lo sguardo rivolto al fiume, come se stesse ancora calcolando le correnti. Nelle vicinanze della Basílica da Estrela e nei musei dell’Ajuda si trovano edizioni rare della “Peregrinazione” e mappe che traccia i suoi itinerari impossibili.

I veri santuari però sono i caffè letterari, i fado clubs dell’Alfama dove ancora si cantano storie di partenze e di mari lontani. Durante il Fado portoghese, vedrete come i musicisti citano proprio i poeti che Pinto ispirò. La melancolia del fado è fatta di storie come le sue: abbandoni nobili, sacrifici che non portano gloria, solitudine nelle terre straniere.

Una passeggiata nel percorso di Pinto dentro le mura della città

Cominciate dal Mosteiro dos Jerónimos a Belém. Qui Pinto ricevette la benedizione prima di imbarcarsi. L’atmosfera gotica-manuelina vi catapulta nei secoli dei grandi navigatori. È il portale fisico di quella che era l’ossessione lisboeta: esplorare l’ignoto.

Risalite verso il Castello di São Jorge. Dai suoi merli vedrete il Tejo con gli occhi di chi sta per partire. I vicoletti tortuosi del Bairro Alto sono labirinti miniaturizzati delle spedizioni di Pinto: smarrirsi è parte dell’esperienza.

Fermatevi all’Arquivo Nacional per consultare documenti originali. Poi scendete all’Alfama e cercate una tasca o una taverna dove si canta fado. Ordinate vino di Madeira e ascolate. Scoprirete che Pinto non è un personaggio da museo. È un fantasma letterario ancora molto vivo nella coscienza collettiva portoghese.

La sua eredità non sta nei reperti catalogati. Sta nel modo in cui Lisbona continua a raccontarlo come archetipo dell’avventura impossibile, del portoghese che esce dal proprio territorio per cercare il senso delle cose altrove. Un atteggiamento che ancora oggi permea la città più di quanto gli stessi abitanti vogliano ammettere.

Chiara Ferretti

Chiara ha vissuto un anno a Porto svolgendo attività di volontariato, grazie alla quale ha vissuto da vicino le tradizioni portoghesi della Festa de São João e delle sardinhas assadas. Racconta con passione la musica fado e le leggende cittadine.